
Biblioteca Casanatense di Roma
Quadri in Azzurro
Galleria Vittoria il 25 ottobre alle ore 18 presenta la mostra “Azzurro” di Adriana Pignataro a cura di Tiziano M. Todi, l’esposizione sarà visibile fino al 05 novembre in via Margutta 103.
L’artista con questa esposizione celebra il suo fortissimo legame con il colore, esprimendosi con tutta la sua intensità, carisma ed energia, come sempre abile nel rinnovarsi senza dimenticare le proprie origini.
Ad alimentare questo dialogo sulle tele di Adriana Pignataro è la carta, la sua musa, che le permette di raccontare la perfetta sinergia delle armonie di colore. Tagliata, strappata e talvolta nascosta eccola, nelle sue infinite variazioni a fare da chiave per entrare nel mondo dell’artista: questa volta tono su tono nelle sfumature dell’azzurro e del blu, dando vita ad un’abile fusione, dove si intrecciano i contrasti cromatici unici e senza tempo, facendoci dimenticare la definizione di colori freddi.


















Quadri in Nero
Lunedì 13 Ottobre all’interno del prestigioso Complesso Monumentale di Sant’Andrea al Quirinale, Teatro dei Dioscuri inaugura la doppia personale “Bianco e Nero” delle artiste Adriana Pignataro e Anna Maria Polidori.
L’esposizione realizzata con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prevede l’esposizione di opere delle artiste Anna Maria Polidori e Adriana Pignataro. Nella mostra BIANCO E NERO, vengono coinvolti i due termini contrapposti del bianco e del nero a dimostrazione del superamento del conflitto attraverso l’ARTE proponendo un risultato (opera d’arte), che rappresenta l’armoniosa complementarità della visione bianco-nero. Il bianco ed il nero rappresentano per eccellenza la contrapposizione. In mostra gli ultimi lavori ecc…











Quadri in Colore








Quadri in Oro










“La Pignataro è tutta orientata verso una dimensione astraente dove il tema dell’equilibrio è determinante come presupposto generale della sua poetica. Risente forse della civiltà del “collage” trasfigurata in una pittura fatta di frammenti, campiture, volumi, spazi che sembrano ereditare il grande filone della “pop” italiana ma con un respiro invero vastissimo che congloba tante diverse esperienze in uno stile e in un sistema di organizzazione dell’immagine in cui il fattore del dualismo è costantemente presente nell’idea di una contrapposizione che è di fatto, fratellanza”

Claudio Strinati
Ogni opera, grande o piccola che sia, vede un lavoro certosino dell’artista che inizia con una una ricerca colta e raffinata del materiale e delle sue sfumature, lavorate sapientemente con audacia ma anche equilibrio ed armonia, trasferendo sulla tela l’immateriale, come il tempo e lo spazio, attraverso il linguaggio da lei creato e diventato il suo personalissimo codice di comunicazione. Questo insieme di opere sembra essere la mappa per un viaggio attraverso nuovi orizzonti nel mondo di Adriana, e anche in noi stessi, come una metafora di un invito ad esplorare oltre la forma, la materia e il pensiero dell’artista, attribuendo a forme e colori il nostro personale significato.
Devozione ed esperienza sono i preziosi strumenti con cui Adriana affronta l’arte come una sfida quotidiana, rendendola estranea a qualsiasi classificazione di stile e di genere. Sapientemente compone mosaici che rappresentano i frammenti della nostra memoria, attraverso un’arte gentile e più matura che negli anni ha definito il suo personalissimo linguaggio visivo.

Tiziano M.Todi
“Le caratteristiche proprie di Adriana Pignataro che, sintetizzando, consistono nel “colore”, nello “strappo”, nel “collage”, nella “composizione spaziale” (…). Il “colore” è un elemento fondamentale, e quello che immediatamente conquista l’occhio dell’osservatore; i colori sono sempre “forti” ma mai “gridati”, mai “buttati” fuori dall’opera, anzi questi sono qui come un “dono”: allora si passa dal bianco e nero pensoso al blu emozionante, dal giallo e terra evocativi al rosso placido, finanche all’oro, prezioso ma non lussuoso” (…) Dopo (…) – il colore, abbiamo lo “strappo”. L’artista toglie pezzi di carta, sempre senza violenza né incontrollata gestualità, per costruire l’immagine anche con quello che c’è “al di là”.

Giorgio Bonomi